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Come leggere la Centrale Rischi: guida per Commercialisti e CFO

Che cosa contiene il prospetto della Banca d'Italia, come si richiede, che cosa significano accordato, utilizzato e sconfinamento, quali indicatori guardano davvero le banche e come trasformare 36 rilevazioni mensili in un'analisi andamentale utile.

Aggiornata a settembre 2026 · Tempo di lettura: 12 minuti

1. Che cos'è la Centrale Rischi

La Centrale dei Rischi è la banca dati gestita dalla Banca d'Italia in cui banche, società finanziarie, società di cartolarizzazione e altri intermediari vigilati segnalano ogni mese i finanziamenti concessi e le garanzie ricevute dai propri clienti.
Serve alla vigilanza e, soprattutto, agli intermediari stessi: prima di concedere o rinnovare un fido, la banca consulta la posizione complessiva del cliente presso l'intero sistema creditizio.

Due soglie da tenere a mente. La segnalazione scatta quando la posizione complessiva del cliente presso quell'intermediario è pari o superiore a 30.000 euro; per le sofferenze la soglia scende a 250 euro. Gli intermediari possono consultare le informazioni degli ultimi 36 mesi: è quella la finestra su cui si costruisce il giudizio.

La Centrale Rischi è l'unico documento che mostra come le banche vedono l'azienda.
Il bilancio racconta il passato con un anno di ritardo; la Centrale Rischi racconta mese per mese il comportamento dell'impresa nei rapporti di credito, ed è la componente andamentale che pesa in modo determinante sul rating interno della banca.
Leggerla — e soprattutto leggerne l'evoluzione — significa anticipare il rischio di riduzione di fido invece di subirla.

2. Come si richiede il prospetto

L'accesso ai propri dati è gratuito e può essere richiesto dal soggetto censito o da chi lo rappresenta (rappresentante legale, liquidatore, socio illimitatamente responsabile, delegato).

Basta accedere al Servizio online della Banca d'Italia, con identificazione SPID, CIE o CNS e sottoporre la richista.

La risposta arriva di norma entro pochi giorni dalla richiesta (fino a 90 giorni quando la richiesta è presentata da un delegato per conto di una persona giuridica).

Il documento che si riceve è un file PDF, che per un'azienda con più banche e più linee di credito può superare le cento pagine: è questo, in pratica, il primo ostacolo all'analisi.

E' opportuno richiedere il prospetto con regolarità (per esempio, trimestrale) e non solo quando il rapporto con la banca si è già incrinato.

3. La struttura del prospetto

Il prospetto della Banca d'Italia si compone di tre sezioni.

SezioneChe cosa contiene
AnagraficaDati identificativi del soggetto censito, periodo di riferimento, eventuali cointestazioni e collegamenti con altri soggetti.
ImportiIl cuore del documento: per ogni intermediario e per ogni categoria di censimento, gli importi accordato, accordato operativo, utilizzato, saldo medio, garanzie, con le rilevazioni mensili e le eventuali rilevazioni inframensili.
Richieste di informazioneGli accessi ai dati effettuati dagli intermediari nei sei mesi precedenti. Dice quali banche stanno «guardando» l'azienda: un dato spesso trascurato e molto informativo.

Le rilevazioni inframensili hanno valore limitato e vengono sostituite dalla rilevazione mensile successiva: nell'analisi si lavora sulle rilevazioni di fine mese, che sono quelle confrontabili nel tempo.

4. Le categorie di censimento

Gli importi sono organizzati per categoria di censimento. Confonderle è l'errore di lettura più comune, perché ciascuna ha una logica di utilizzo del tutto diversa.

CategoriaChe cosa comprendeCome si legge
Rischi autoliquidantiAnticipi su crediti verso terzi: anticipo fatture, sconto di portafoglio, factoring, anticipo su contratti.L'utilizzo dipende dal volume di fatturato anticipato. Qui si annidano gli insoluti: l'indicatore più temuto dalle banche.
Rischi a scadenzaFinanziamenti con un piano di rimborso: mutui, finanziamenti chirografari, leasing.L'utilizzo scende secondo il piano di ammortamento. Un utilizzo pari al 100% dell'accordato è normale, non è tensione.
Rischi a revocaAperture di credito in conto corrente revocabili a vista.È la categoria che misura la tensione di liquidità: un utilizzo stabilmente alto significa che il fido è diventato capitale circolante permanente.
Finanziamenti a procedura concorsualeCrediti concessi agli organi di una procedura concorsuale.Presenza di per sé significativa.
SofferenzeCrediti verso soggetti in stato di insolvenza o situazioni sostanzialmente equiparabili, a prescindere da eventuali garanzie.Il segnale più grave. Soglia di segnalazione: 250 euro.

A queste si aggiungono i crediti di firma (fideiussioni e garanzie rilasciate dall'intermediario per conto del cliente, commerciali o finanziarie) e le garanzie ricevute dall'intermediario, personali o reali. Nella lettura complessiva vanno considerati: un'azienda con molte fideiussioni rilasciate ha un'esposizione potenziale che non appare tra i crediti per cassa.

5. Accordato, accordato operativo, utilizzato

Tre voci che sembrano sinonimi e non lo sono. Distinguerle è la condizione per calcolare correttamente qualunque indicatore.

VoceSignificato
AccordatoL'ammontare del fido deliberato dagli organi competenti dell'intermediario.
Accordato operativoLa quota di fido effettivamente utilizzabile dall'azienda, perché il contratto è perfezionato e le eventuali condizioni sospensive sono soddisfatte. È questo il denominatore corretto per il rapporto di utilizzo.
UtilizzatoL'ammontare effettivamente erogato, cioè il debito dell'azienda alla data di riferimento.
Saldo medioMedia dei saldi contabili giornalieri del mese, rilevata per le aperture di credito in conto corrente. Mostra il comportamento del mese, non la fotografia dell'ultimo giorno.
Valore garanzia / Importo garantitoL'impegno del garante (garanzie personali) o il valore del bene (garanzie reali), e la quota di credito assistita da garanzia.

Lo sconfinamento è la differenza positiva tra utilizzato e accordato operativo: l'azienda sta usando più di quanto la banca gli abbia concesso.
Attenzione a un caso frequente: uno sconfinamento «apparente» può derivare da un fido deliberato ma non ancora operativo, oppure da un accordato azzerato in attesa di rinnovo. Prima di allarmarsi, conviene verificare con la banca.

Il confronto tra utilizzato e saldo medio merita attenzione. Se l'utilizzato di fine mese è molto più basso del saldo medio, il conto è stato «sistemato» a fine mese: le banche se ne accorgono e la cosa non depone a favore. La lettura del saldo medio è uno dei motivi per cui l'analisi non può fermarsi all'ultima rilevazione.

6. I sette indicatori da monitorare

Un'analisi utile si riduce a poche grandezze, lette per banca e nel tempo.

  1. Utilizzo su accordato operativo, per categoria. È l'indicatore principe della tensione finanziaria.
    Per le linee a revoca e autoliquidanti, la prassi bancaria considera il 75% come soglia di attenzione: oltre, lo sconfinamento diventa probabile e la banca lo tratta come segnale di tensione.
    Per le linee a scadenza il rapporto è fisiologicamente vicino al 100% e non va confrontato con la stessa soglia.
  2. Sconfinamenti: quando, con quale banca, per quanto e per quanti mesi consecutivi
    Un episodio isolato e di importo modesto pesa poco; la continuità è ciò che fa scattare il declassamento.
    Le classificazioni di scaduto o sconfinante oltre 90 giorni, e ancor più oltre 180, segnalano una difficoltà non transitoria.
  3. Insoluti sugli autoliquidanti
    È la qualità del portafoglio commerciale: fatture anticipate che i clienti dell'azienda non pagano.
    Per la banca è un doppio segnale — sul debitore e sui suoi clienti — ed è tra i primi elementi guardati in fase di rinnovo dei fidi.
  4. Stato del rapporto ed eventi negativi
    Crediti scaduti o sconfinanti oltre 90 e oltre 180 giorni, inadempienze probabili, ristrutturazioni, sofferenze, crediti passati a perdita: conviene pesarli per gravità su una scala, così da poter confrontare periodi e aziende diverse.
  5. Concentrazione e numero di intermediari. Poche banche significano fragilità in caso di revoca; troppe, per una piccola impresa, significano frammentazione e minore attenzione da ciascuna.
    Va guardata anche la quota di accordato per banca.
  6. Composizione dell'indebitamento
    Il peso delle linee a revoca e autoliquidanti rispetto a quelle a scadenza dice se l'azienda finanzia il circolante con strumenti a breve revocabili: è una vulnerabilità strutturale, indipendentemente dagli utilizzi correnti.
  7. Garanzie prestate e ricevute
    Fideiussioni rilasciate dai soci o a favore di terzi, garanzie reali, garanzie del Fondo di garanzia: cambiano il rischio effettivo e la disponibilità futura di credito.

7. L'analisi andamentale nel tempo

Il valore della Centrale Rischi non sta nella fotografia dell'ultimo mese, ma nella serie storica.
Il prospetto delle ultime 36 rilevazioni è esattamente il materiale su cui la banca costruisce il proprio giudizio andamentale, e va letto con gli stessi occhi.

Tre letture che cambiano le conclusioni:

  • La media mobile. Un utilizzo medio a 3, 6 e 12 mesi elimina il rumore delle punte stagionali e mostra la tendenza reale. È così che ragionano gli analisti fidi.
  • La stagionalità. Un picco di utilizzo a settembre in un'azienda che fattura d'estate non è tensione: è il ciclo del circolante. Va confrontato lo stesso mese di anni diversi, non mesi contigui.
  • La direzione. Accordato in calo con utilizzo stabile è il segnale che una banca sta riducendo l'esposizione: spesso precede la revoca. Accordato stabile con utilizzo in crescita costante indica assorbimento progressivo di liquidità.

Il passo successivo è incrociare questi andamenti con i dati aziendali: l'utilizzo delle linee autoliquidanti va confrontato con il fatturato e con i tempi di incasso, la tensione sulle linee a revoca con il budget di tesoreria e con il DSCR. È il punto in cui l'analisi della Centrale Rischi smette di essere un esercizio bancario e diventa monitoraggio degli adeguati assetti: l'art. 3 del Codice della Crisi chiede espressamente di rilevare le esposizioni verso banche scadute o oltre il limite degli affidamenti da almeno 60 giorni, quando rappresentano almeno il 5% del totale.

8. Errori di lettura e segnalazioni sbagliate

  • Confrontare categorie diverse. Sommare autoliquidanti e rischi a scadenza per calcolare «l'utilizzo complessivo» produce un numero privo di significato.
  • Usare l'accordato invece dell'accordato operativo. Il rapporto di utilizzo risulta più basso del reale e la tensione non emerge.
  • Fermarsi all'ultima rilevazione. Un mese positivo, dopo dodici difficili, non cambia il giudizio della banca.
  • Ignorare la sezione «richieste di informazione». Dice quali intermediari hanno consultato la posizione: utile a capire istruttorie in corso o attenzioni particolari.
  • Dare per corretta la segnalazione. Gli errori esistono. La responsabilità dell'esattezza è dell'intermediario segnalante: la rettifica si chiede prima a lui e, se la risposta non arriva o non convince, ci si può rivolgere all'Arbitro Bancario Finanziario o presentare un esposto alla Banca d'Italia. Una segnalazione errata di sofferenza può bloccare il credito dell'azienda per mesi: verificarla è parte del servizio.
  • Confondere chiusura e cancellazione. Quando il rapporto si chiude, l'intermediario non lo segnala più dal mese successivo, ma la storia resta consultabile nella finestra dei 36 mesi. Regolarizzare un debito non «cancella» il passato: lo ferma.

9. L'analisi anadamentale della Centrale Rischi deve essere continuativa, non un report una tantum

Per gli Studi, l'analisi della Centrale Rischi è uno dei servizi a maggiore percezione di valore da parte dell'Imprenditore, perché risponde a una domanda che l'Imprenditore si pone davvero: come mi vede la mia banca?
Impostarlo come servizio ricorrente significa:

  1. raccolta trimestrale del prospetto;
  2. elaborazione degli indicatori del punto 6, per banca e in serie storica;
  3. relazione di commento con i punti di attenzione, le azioni suggerite (ribilanciamento tra linee, riduzione degli insoluti, consolidamento del breve in medio termine) e la posizione di ciascuna banca;
  4. integrazione con budget e DSCR, così che la banca riceva insieme la fotografia andamentale e le prospettive;
  5. archiviazione a supporto della documentazione periodica sugli adeguati assetti.

È anche il materiale con cui si prepara un incontro con la banca: arrivare al rinnovo dei fidi con l'analisi già fatta, le anomalie spiegate e un piano di rientro degli sconfinamenti cambia il tono della trattativa.

10. Domande frequenti

Da quale importo scatta la segnalazione in Centrale Rischi?

Quando la posizione complessiva del cliente presso l'intermediario raggiunge o supera 30.000 euro. Per le sofferenze la soglia è di 250 euro: un credito in sofferenza viene segnalato anche se di importo minimo.

Quanti mesi di storia si vedono?

Gli intermediari consultano le informazioni degli ultimi 36 mesi, e il prospetto rilasciato al cliente riporta le ultime 36 rilevazioni mensili. È la finestra su cui si costruisce l'analisi andamentale.

Quanto costa e quanto tempo serve per ottenere il prospetto?

L'accesso ai propri dati è gratuito. La Banca d'Italia risponde di norma entro 30 giorni dalla richiesta, che possono diventare 90 quando la richiesta è presentata da un delegato per conto di una persona giuridica. Con SPID, CIE o CNS la richiesta si presenta online in pochi minuti.

Qual è la soglia di utilizzo oltre la quale la banca si preoccupa?

La prassi considera il 75% dell'accordato operativo come soglia di attenzione per le linee a revoca e autoliquidanti: oltre quel livello lo sconfinamento diventa probabile. Per le linee a scadenza il rapporto è invece fisiologicamente prossimo al 100%, perché segue il piano di ammortamento, e non va letto come tensione.

Uno sconfinamento occasionale compromette il rating?

Un episodio isolato, di importo contenuto e rientrato entro pochi giorni, ha un peso limitato. Contano la ripetizione e la durata: gli sconfinamenti che si protraggono oltre 90 giorni, e ancor più oltre 180, sono letti come difficoltà non transitoria e incidono in misura crescente sulla valutazione.

Ho trovato un dato errato: come lo faccio correggere?

La responsabilità dell'esattezza dei dati è dell'intermediario che li ha segnalati: la richiesta di rettifica va rivolta prima di tutto a lui. Se la risposta non arriva o non è soddisfacente, ci si può rivolgere all'Arbitro Bancario Finanziario o presentare un esposto alla Banca d'Italia.

Se pago il debito, la sofferenza sparisce?

No, non retroattivamente. Chiuso il rapporto, l'intermediario cessa di segnalarlo dal mese successivo, ma la storia resta visibile nella finestra dei 36 mesi. Per questo è importante intervenire prima che la segnalazione si consolidi.

Centrale Rischi della Banca d'Italia e CRIF sono la stessa cosa?

No. La Centrale dei Rischi è pubblica, gestita dalla Banca d'Italia, e raccoglie le segnalazioni obbligatorie degli intermediari vigilati sopra le soglie indicate. CRIF ed Experian sono banche dati private, alimentate su base volontaria dagli aderenti, con regole e tempi di conservazione propri. Un'analisi completa della posizione creditizia le considera entrambe.

Riferimenti

Questa guida ha finalità informative e non sostituisce la valutazione professionale sul caso concreto. Le soglie e le prassi indicate riflettono la normativa e gli orientamenti in vigore alla data di aggiornamento. Studio Barale s.a.s., Consulenti di Direzione dal 1946.

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